Scarti alimentari

TRASFORMATI IN CREME O SCARPE...

Ecco le nuove frontiere dei bioprodotti. Vale 20 miliardi il mercato  degli  scarti  alimentari  in Europa. E raddoppierà. Scarpe e divani fatti con le mele. O meglio, con quello che resta delle mele.

E' il segreto dei «bioprodotti». È il tesoro nascosto dell’Italia: quello degli scarti agroalimentari,  delle  deiezioni  animali  e  dei  sottoprodotti agricoli che possono essere trasformati appunto «bioprodotti». Ogni anno se ne producono 160 milioni di tonnellate che devono essere  sfruttati  adeguatamente.  Dagli  scarti industriali della mela — una volta solo utilizzati per alimentare gli impianti a biogas — ora si comincia a produrre la «cartamela» per fazzolettini di carta e rotoli da cucina e la «pellemela» per le calzature e i rivestimenti di divani.
 

Un mercato da 20 miliardi di euro
È il quadro tracciato durante BioEnergy Italy, il salone delle tecnologie per le energie rinnovabili svoltosi a febbraio presso CremonaFiere. Quello dei bioprodotti è un mercato che a livello europeo vale già 20 miliardi di euro e che in 16 anni raddoppierà a 40 miliardi, occupando circa 93 mila
addetti. Ed è in aumento anche la domanda di materie prime agricole per lo sviluppo di bioprodotti, come dimostra la  riconversione  dell’ex  petrolchimico  di  Porto  Torres  in Sardegna che consentirà, una volta completati gli impianti, di produrre 350 mila tonnellate di prodotti chimici biologici all’anno partendo dalle coltivazioni locali. È  la  cosiddetta  chimica  verde,  cioè  quella  che  si  occupa della  trasformazione  di  risorse  biologiche  rinnovabili  e rifiuti  biodegradabili  in  prodotti  a  valore  aggiunto  come alimenti, mangimi, bioenergie, intermedi chimici e bioprodotti. I bioprodotti possono essere bioplastiche, biolubrificanti, tensioattivi vegetali, biosolventi, tutti materiali che vengono usati quotidianamente, e che nascono da una grande varietà di scarti alimentari e sottoprodotti agricoli come deiezioni animali (130 milioni di tonnellate ogni anno in Italia), frazioni organiche di rifiuti urbani (10 milioni di tonnellate),  residui  colturali  (8,5  milioni  di  tonnellate), scarti  agro-industriali  (5  milioni  di  tonnellate),  fanghi  di depurazione (3,5 milioni di tonnellate), scarti di macellazione (1 milione di tonnellate). Dagli scarti si possono creare anche gli imballaggi (il Polypla di origine vegetale al posto del polistirolo), o i contenitori in bioplastica (flaconi, vaseti, tubetti) per la cosmesi.

La cosmesi
Tra i residui agricoli si trovano sostanze come siero di latte, licopeni dalle bucce di pomodoro, polifenoli dalla sansa di olive, che hanno un elevato valore nutrizionale e salutistico e possono fornire basi naturali per la cosmesi. Un’altra fonte di molecole ad alto valore aggiunto sono le microalghe. Ad oggi sono diverse le aziende italiane impegnate nell’estrazione di queste sostanze dalle biomasse vegetali e nella formulazione di biocosmetici. Si possono ottenerediversi prodotti cosmetici, tra cui latte detergente, tonico, creme per viso e corpo, per i massaggi e per la detergenza, compresi i capelli.

 

 

 

Due miliardi di investimenti
In  Europa,  secondo  quanto  emerso  durante  il  BioEnergy Italy,  è  previsto  un  investimento  nell’innovazione  per  la bioeconomia di 2 miliardi di euro nei prossimi 7 anni. LaGermania, ad esempio, ha stanziato un budget di 2,4 miliardi di euro in 5 anni e altri programmi stanno partendo in  Svezia,  Belgio,  Norvegia  e  Danimarca.  Negli  Stati  Uniti sono state varate dal 2002 diverse leggi a sostegno dei bioprodotti derivati dall’agricoltura e l’amministrazione Obama ha lanciato di recente un nuovo «National Bioeconomy Blueprint» che traccia gli indirizzi strategici per i prossimi anni con politiche di sostegno, come acquisti verdi pubblici e fondi per ricerca e sviluppo In Cina le biotecnologie sono considerate una delle 7 industrie strategiche emergenti







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