56esima Biennale d'arte

A partire dal 9 maggio fino al 22 novembre 2015 ai Giardini della Biennale e all’Arsenale di Venezia sarà aperta al pubblico la 56esima Esposizione Internazionale d’Arte  organizzata  dalla  Biennale  di  Venezia, uno degli eventi più importanti per il mondo artistico internazionale. L’edizione di quest’anno si intitola All the World’s Futures ed è stata curata dal critico d’arte e scrittore nigeriano Okwui Enwezor, direttore della Haus der Kunst di Monaco di Baviera.

 

All the World’s Futures formerà un unico percorso espositivo che si articolerà dal Padiglione Centrale (Giardini) all’Arsenale, con 136 artisti esposti dei quali 89 presenti per la prima volta, provenienti da 53 paesi.
Nata  come  società  di  cultura  nel 1895  con l’organizzazione della prima  Esposizione Biennale d’Arte  del  mondo,  al  fine  di  stimolare l’attività artistica e il mercato dell’arte nella città di Venezia e nell’unificato stato italiano, ha tuttora il fine di promuovere le nuove tendenze artistiche ed organizza manifestazioni internazionali nelle arti contemporanee.
È un organismo  no  profit  sostenuto  dallo Stato italiano.  Il suo nome è da sempre utilizzato come sinonimo dell’Esposizione internazionale d’arte di Venezia.
Dal 1998 ovvero dal primo anno in cui venne nominato presidente Paolo Baratta, le Biennali di Arte e di Architettura non sono più solo mostre organizzate per padiglioni nazionali, ma risultano in via definitiva fondate su tre pilastri:
· la mostra per padiglioni nazionali, ciascuno con il suo curatore e il suo progetto;
· la mostra  internazionale del  curatore della  Biennale,nominato con questo preciso compito;
· gli eventi collaterali, approvati dal curatore della Biennale.
Questo modello di mostra ha dato vita a una singolare pluralità di voci, per realizzare la quale sono stati dilatati - per necessità strategica - gli spazi espositivi con un importante restauro dell’Arsenale tutt'ora in corso.
Alla Biennale Arte, il cui numero dei paesi partecipanti è salito da 59 (nel 1999) a 88 nel 2013, è stata riconosciuta la primazia mondiale fra le esposizioni d’arte contemporanea.   Tale primazia è stata riconosciuta anche alla Biennale Architettura.
La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica  al  Lido (la più antica al mondo, nata nel 1932) ha mantenuto una posizione di grande prestigio internazionale, in forza della qualità delle selezioni, e della recente completa riqualificazione delle sue sale storiche e delle dotazioni tecnologiche.
Oggi, come spiega lo stesso Enwezor che ha curato questa edizione, a 100 anni esatti dall’inizio della Prima guerra mondiale e a 70 dalla fine della Seconda, il mondo sembra precipitare nuovamente nel caos: ed ecco l’urgenza, la necessità, di “chiamare a raccolta” in questa Esposizione internazionale, le forze immaginative e critiche di artisti e pensatori, per riflettere sull’attuale “stato delle cose” e intravedere, se possibile, nuovi orizzonti semantici.
La manifestazione torna quindi a osservare il rapporto tra la realtà sociale, politica e umana e l’arte. Sono 136 gli artisti coinvolti da Enwezor (dei quali 89 al debutto), provenienti da 53 paesi. E di questi, cinque sono presenti per la prima volta: Grenada, Mauritius, Mongolia, Repubblica del Mozambico, Repubblica delle Seychelles.
In questa Biennale multicentrica, in cui gli artisti si misurano con la memoria (quella dei secoli e quella più recente), le nove grandi sculture bianche di fiberglass, all’ingresso dei Giardini hanno una valenza quasi simbolica: raffigurano eroi, re e potenti del passato che si ergono imponenti sui piedestalli, scrutando l’orizzonte. Ma la loro monumentalità è solo mera parvenza. Sono infatti figure mutilate, senza testa né braccia, o con il busto spezzato, immagini del potere ridotte a involucri. «Coronation Park» (2015) è stata realizzata dagli artisti indiani Raqs Media Collective. Sono dunque le “rovine” del passato, le effigi da smantellare nella creazione di nuove possibilità? Il quesito sembra riecheggiare nel padiglione norvegese, delimitato da vetrate ampie e luminose. Qui l’artista di origine americana ma trapiantata a Oslo, Camille Norment, ha realizzato una installazione estremamente affascinante. Raptur è un progetto  site-specific  promosso  dall’Office  for  Contemporary Art della Norvegia, la sola responsabile del Padiglione dei Paesi Nordici per la prima volta nella storia della Biennale. Vetri sfondati e voci misteriose che avvolgono lo spettatore in una sorta di incantesimo che diventa il cuore di una esperienza artistica. Partendo dal suono emesso da un’armonica a bicchieri, strumento leggendario la cui musica si dice possa curare le persone, ma che in passato è stato anche messo al bando per le supposte capacità di indurre eccitazione sessuale nelle donne, Norment ha voluto esplorare le tensioni che anche oggi si generano tra la musica e lo spazio circostante, riflettendo, con la sua pratica artistica, sui concetti contemporanei di armonia e dissolvenza. In tal modo la visita al Nordic pavillion di questa biennale diventa un percorso di indagine sul rapporto tra il corpo e la musica, corpo umano, ma anche corpo dello stesso padiglione che porta su di sé, vistosi e magnetici, i segni di un rapimento quasi mistico e di una rottura violenta, traduzione dell’eterna lotta tra la bellezza e la distruzione.







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