Aperitivo o happy hour?

L’happy hour è nato in inghilterra e significava un “momento” durante la giornata (solitamente quando il pub lavorava poco), in cui la birra costava meno. In Italia invece, ha preso un significato diverso: da noi happy hour significa un aperitivo pre-cena “importante e ricco”.

Non le effusioni romantiche, non la moda del sexting: se si conducesse un’indagine sugli SMS più scambiati, in Italia vincerebbe il gettonato «ci vediamo per un ape?». Il ritoì dell’aperitivo è negli ultimi anni un fenomeno di costume tutto tricolore, un momento irrinunciabile per milioni di italiani che, dalle 18 alle 21, si concedono una pausa di relax con gli amici. Si dice aperitivo, si pensa happy hour. Un fraintendimento nato a metà degli anni 2000 nel Nord Italia, quando la moda dell’“ora felice” si è andata via via sostituendo all’aperitivo classico. Una sovrapposizione immotivata, perché i due riti assolvono a funzioni diverse e i punti in comune sono ridotti. La mania dell’happy hour nasce quando, soprattutto in quel di Torino e di Milano, alcuni locali hanno avuto la brillante idea di offrire delle promozioni al termine della giornata lavorativa. Dalle 18 fino alla seconda serata è possibile ordinare un alcolico di proprio gradimento a tariffa fissa, per ricevere l’accesso a un buffet  composto da paste, pizzette, salumi, riso, insalate, panini assortiti e molto altro ancora. Diffusosi rapidamente in tutto il Nord, l’happy hour è diventato un vero e proprio sostituto della cena: ci si reca al locale, si mangia un pasto veloce e si è pronti per i successivi balli in discoteca. Non vi è una precisa ricerca del gusto – sebbene sempre più attività propongano pietanze ricercate, piatti etnici, ricette veg, sushi e sashimi – e il rito in sé comprende qualsiasi tipo di bevanda, dai succhi alle bibite gassate, dal vino ai superalcolici.
Una distinzione doverosa: l’aperitivo prepara alla cena, l’happy la sostituisce. L’aperitivo  in senso tradizionale, infatti, si consuma solitamente prima di sedersi a tavola, sia all’interno di un bar o presso il ristorante scelto.
L’aperitivo nel Nord Italia è stato quasi completamente sostituito dall’happy hour, una tendenza praticamente endemica dalla Valle d’Aosta al Friuli Venezia Giulia. Quello tradizionale permane comunque nei locali più lussuosi delle grandi città oppure come apripista a pranzi e cene nelle occasioni speciali, come matrimoni e anniversari. Nelle città del centroovest, in particolare a Torino e a Milano, per l’aperitivo tradizionale spicca il ricorso ai vini o al Prosecco, ma soprattutto a bitter e seltz in bottiglietta: sul territorio meneghino, ad esempio, il Campari non ha rivali. Le bevande sono associate a semplici stuzzichini salati oppure ad assaggi di salumi, ma anche a patatine fritte, cracker o alla tipica bruschetta lombarda. A Torino, invece, non vi sono precise limitazioni: un alcolico accompagnato da tramezzini può essere spesso acquistato a qualsiasi ora del giorno o della notte. Singolare è invece il caso di Brescia, dove al semplice bitter si preferisce il Pirlo: un mix a base di bianco frizzante, seltz e Campari, spesso associato alla degustazione di formaggi delle Prealpi Orobie. In linea generale, il classico aperitivo è ormai relegato alle occasioni formali e può addirittura essere considerato disdicevole qualora il pranzo e la cena fossero fin troppo ricchi di portate. Per la socialità si preferisce di gran lunga l’happy hour, senza alcuna regola precisa sugli alcolici prescelti e con l’intento dichiarato di sostituire il pasto. In tutto il Triveneto domina lo Spritz a base di vino bianco o Prosecco, bitter, acqua frizzante e seltz. In alternativa, molto gettonato è il Mezzoemezzo: originario di Bassano del Grappa, si crea con Rabarbaro e Rosso Nardini, seltz e limone.







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