Lo smartphone soffoca la creatività?

Lo smartphone è sempre con noi, quando viaggiamo, quando lavoriamo, quando mangiamo, quando siamo in coda (negli uffici, dal medico o al supermercato). Tenere gli occhi sempre incollati sul nostro dispositivo può limitare la nostra creatività?

Sicuramente incide sulle nostre abitudini; nei supermercati i prezzi dei prodotti negli  espositori in prossimità delle casse sembra che stiano “crollando”: le persone infatti, quando sono in fila, non si guardano più attorno (cedendo ad acquisti compulsivi), ma “smanettano” con lo smartphone. Tutto il resto (non) è noia. Lo smartphone ci permette di “riempire” ogni attimo libero, annullando anche i momenti di noia, questi momenti, però, non sono dannosi per il nostro cervello, tutt’altro! La noia è una sensazione di vuoto in cui ci mancano stimoli interessanti, in cui sperimentiamo fastidio e frustrazione. Secondo John D. Eastwood, docente presso il Dipartimento di Psicologia della York University (Toronto), la noia è “la sconfortante esperienza di desiderare di impegnarsi in un’attività soddisfacente senza riuscirci”.
 

Che cosa accade, nella nostra mente, quando ci annoiamo?
Sono compresenti, secondo l’équipe di Eastwood, tre condizioni: non riusciamo a cogliere informazioni per partecipare ad attività soddisfacenti; ci concentriamo su questa carenza di informazioni; attribuiamo all’ambiente esterno la causa della nostra frustrazione (The Unengaged Mind: Defining Boredom in Terms of Attention).
Questa esperienza frustrante, però, è molto importante  perché ci sprona a cercare delle alternative, ad osservare il mondo circostante, ad immaginare situazioni differenti e superare i nostri “confini creativi”. A chi non è successo, da bambino, durante noiose giornate piovose, di fare un bel disegno, scrivere una storia o inventare un nuovo gioco?

 

Pause creative: un incontro con i propri pensieri
Il professor Bellavista, nel noto film “Così parlò Bellavista”, elogiava il bagno che, contrariamente alla doccia (efficiente e sbrigativa), rappresenta un incontro con sé stessi e con i propri pensieri. Anche Edward De Bono, nel libro Serious creativity, parla di “pause creative”, di quelle situazioni in cui possiamo fermarci a riflettere, in cui rallentiamo il corso dei pensieri, in cui lasciamo vagare la mente. Queste pause sono preziose perché, proprio quando siamo meno concentrati su un problema, ci arrivano degli insight, delle intuizioni estrose, che ci consentono di vedere la situazione sotto una nuova prospettiva. Teresa Belton, ricercatrice presso la School of Education & Lifelong Learning (University of East Anglia – U.K.), evidenzia in un’intervista alla BBC come questi momenti di riflessione con sé stessi siano fondamentali per sviluppare un atteggiamento creativo. “I bambini hanno bisogno di avere del tempo per rilassarsi, per immaginare, per seguire i propri processi di pensiero, per assimilare le loro esperienze attraverso il gioco o semplicemente osservando il mondo che li circonda.”
Se stiamo con gli occhi (e con la mente) costantemente concentrati sullo smartphone, facciamo più fatica a cogliere il quadro d’insieme, ad esplorare delle alternative e a dare vita a connessioni creative che prima non esistevano.
Ispirati dalla distrazione. Distrarci, di tanto in tanto, può agevolare il pensiero creativo?
Lo psicologo cognitivo Jonathan Smallwood ha rilevato, in una serie di esperimenti, una correlazione interessante tra distrazione e creatività. Smallwood chiama questa esperienza “perceptual decoupling” (disaccoppiamento percettivo): quando la mente è inattiva, si libera dall’attenzione al “qui-e-ora” e tende a vagare; più vaga e più è probabile che abbia idee nuove ed insolite.
Nella ricerca “Inspired by distraction: mind wandering facilitates creative incubation“, ad un gruppo di persone è stato chiesto di elencare tutti i possibili utilizzi di alcuni oggetti di uso quotidiano. Completato questo esercizio, il gruppo è stato diviso in quattro sottogruppi: al primo sono stati concessi dieci minuti di riposo, al secondo è stato sottoposto un compito impegnativo (che coinvolgeva la memoria), il terzo ha svolto un semplice test di reattività visiva come, ad esempio, riconoscere, nel più breve tempo possibile, la direzione in cui sono rivolti gli oggetti che compaiono sullo schermo,  mentre il quarto è passato direttamente all’esercizio successivo.
Nella seconda fase dell’esperimento,  le idee più fantasiose sono state generate dal terzo sottogruppo perché, secondo i ricercatori, “impegnarsi in semplici attività “mindless”, che permettono alla mente di vagare, può facilitare il problem solving creativo.”
 

Qualche suggerimento conclusivo...
Lo smartphone è uno strumento utile, che facilita il nostro lavoro, ci permette di essere aggiornati in tempo reale e agevola le comunicazioni con colleghi ed amici. Diverse statistiche (come, ad esempio, quella di O2 o quella di Kleiner Perkins Caufield & Byers) ci dicono che l’utilizzo medio dello smartphone è di oltre due ore e mezza al giorno.
La maggior parte di questo tempo è dedicato a navigare su Internet, ai social network, a giocare, ad ascoltare musica e, solo al quarto posto, a telefonare e a gestire le email. Tante persone lo usano come sveglia, per fare fotografie, meno come taccuino per appunti o per leggere libri, pochissime per imparare una nuova lingua.
Se sei curioso di sapere quanto tempo usi il tuo smartphone, puoi installare Menthal, un’App sviluppata dai ricercatori dell’Università di Bonn, che analizza il tempo di utilizzo e le principali attività svolte. Menthal ti dà anche alcuni consigli per uno stile di vita digitale equilibrato e “sostenibile”. Se sei più coraggioso, puoi iscriverti al “Bored and Brilliant project”:  ti aspetta una settimana di sfide per “emanciparti” dal tuo smartphone e trascorrere più tempo a pensare in modo creativo. Il nostro suggerimento è di concederti, ogni giorno, alcuni minuti per sollevare gli occhi dallo smartphone e osservare, con curiosità, tutto ciò che ti circonda (persone, oggetti, luoghi, ecc.). Regalati, di tanto in tanto, qualche momento di “distrazione” per lasciar vagare la mente e, quando ti viene qualche buona idea, … annotala sul tuo smartphone!







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