Paolo Vazzoler

DA GIOCATORE A PRESIDENTE
 

 

 

Cos’è Treviso Basket oggi? Difficile raccontare cosa sia Treviso Basket, difficile dire come sia nato e ancora più difficile immaginare dove possa arrivare, l’unica certezza è che anche solo ripensarci e scorrere immaginariamente la sua breve vita non può che far sorridere e rendere felici.


Presidente, come è nato, o meglio, rinato, il Basket a Treviso?
Quando tutto sembra destinato a finire per il basket a Treviso, la piazza sembra rianimarsi per la bizzarra idea di un gruppo di ex giocatori e staff della vecchia società: fare squadra per essere più forti, per ripartire. La razionalità lascia il posto alla passione, il cervello manda avanti il cuore e come per magia, spinti da una stessa passione, parte  la sottoscrizione popolare, alcuni imprenditori cominciano ad aderire al Consorzio e soprattutto un’intera città e la sua provincia si uniscono per dare vita a Treviso Basket.
 

Ci racconti del vero inizio, quello pionieristico...
Tutto ha inizio quando, chiusi nello studio del notaio Matteo Contento, ci siamo trovati con Marco e Matteo Fabbrini, Stefano Bordini, Stefano Bottari, Gian Tramet, Riccardo Pittis, Claudio Coldebela, Giovanni Favaro ed io. Quello che è successo venerdì sera era il sogno che tutti noi avevamo quel giorno ma eravamo consapevoli che non sarebbe stato facile e che avemmo dovuto attraversare momenti difficili.

 

Poi, il ritorno. Come lo ha vissuto, come lo vive ora?
Sembra tutto bellissimo, ora, ma tante sono state e continuano ad essere le difficoltà. Per continuare a vivere nel basket nazionale Treviso è costretta a ripartire dalla Promozione e se questo allora è sembrato,  o forse meglio sarebbe dire è’ stato, un torto, una ingiustizia con il passare del tempo - impossibilitati alla continuità in serie A con la vecchia Pallacanestro Treviso - è divenuto un momento di coesione unico, una ragione di orgoglio maggiore per ogni risultato conseguito. Ciò che non ci è stato dato ce lo andiamo a prendere e allora la soddisfazione è e sarà ancora maggiore.
 

Un salto immenso. Ci dia qualche numero.
Incredibile passare dai palazzetto di Barcellona Madrid Mosca a quelli di Agordo Carbonera Nervesa, ma il profumo delle vittorie è sempre magicamente lo stesso. Incredibile la prima stagione in cui in campo scendevano ragazzini di 16/18 anni accompagnati a turno da vecchie gloriose cariatidi che a turno avevano indossato la maglia della Pallacanestro Treviso. Più di 1000 persone alle partite in casa, centinaia in trasferta e se è vero che in fondo erano distanze relative, è vero anche che si trattava del campionato di promozione.  Incredibile la sensazione ai play off vissuti con lo stesso coinvolgimento di chissà quale blasonato campionato, con i tifosi emozionati come ad una finale di coppa. La vittoria ai play off è comunque bella, emozionante, condivisa; in fin dei conti abbiamo fatto il massimo che ci era concesso dopo la ripartenza dal “fondo”. Le vittorie hanno lo stesso dolce sapore poco importa la serie e nello sport di squadra hanno il vantaggio della condivisione del gruppo sia quello dello spogliatoio che quello allargato che prende dentro tutti quelli che ci hanno accompagnato al Natatorio e/o in trasferta, trepidanti davanti alla radiolina o collegati via sms con chi c’era o anche solo attenti lettori nelle cronache dei giornali del giorno dopo le partite. Basta rileggere i post sui Social di quei giorni per cogliere l’entusiasmo generale e la sensazione di condi- visione fra società, giocatori, tifosi. Sembra non importare nulla che si trattasse dei play off per passare dalla promozione alla serie D, Treviso aveva ripreso ad esistere e come non mai la squadra apparteneva a tutti, all’intera città di Treviso.
 

E lo scorso anno?
L’anno scorso è stato un anno di transizione, la federazione ci ha concesso i diritti di disputare il campionati di serie B, dobbiamo lasciare lo storico palazzetto del Natatorio e trasferirci a Ponzano. E’ un annata importantissima per noi, forse non così rilevante sul piano sportivo pur arrivando quarti al nostro primo anno in serie B, ma perché cominciamo a crescere a livello societario. Il consorzio continua a raccogliere sottoscrizioni, De Longhi continua a supportarci come main Sponsor,  ma, cosa più bella, ci strutturiamo a livello giovanile, stringiamo alleanze con le altre squadre della provincia di Treviso, ci consolidiamo e cominciamo a programmare il nostro futuro.
 

Come lo vive il pubblico?
La piazza continua a seguirci ma è evidente che per chi ha visto giocare finali di campionato e di coppa serve un ulteriore sforzo, serve ritrovare quel coraggio misto ad un pizzico di pazzia che ha dato inizio al tutto è dalla volontà di ridare a Treviso un palcoscenico più consono alla propria storia che viene decisa l’acquisizione della società di Corato e con essa del diritto di disputare la seria A2. De Longhi e tutti i consorziati confermano il proprio supporto e siamo fiduciosi che l’extra budget necessario saremo in grado di raccoglierlo durante l’annata.
 

Quindi, il futuro?
E siamo ai giorni nostri, c’è il consorzio, la città, la sottoscrizione popolare,  il gruppo che prende il posto del singolo a spingere, sorreggere, supportare la squadra della propria città, la propria squadra; c’è la convinzione che fare squadra sia l’unica soluzione, c’è la possibilità di ciascuno di essere ancor più protagonista, ci siamo TUTTI, ci possiamo essere TUTTI. In onestà credo nessuno avrebbe potuto scrivere una sceneggiatura per quanto successo più bella di ciò che realmente è accaduto. Credo nessuno avrebbe osato sperare tanto, eppure è accaduto. I sogni non hanno limiti e nessuno di noi ha mai smesso di sognare pur restando - e dobbiamo tassativamente continuare a farlo - con i piedi saldamente per terra.
Solo qualche giorno fa c’erano più di 5.000 persone alla partita, ma soprattutto c’era il loro entusiamo , c’erano centinaia di ragazzini a fine partita a festeggiare i giocatori, ma al tempo stesso erano i giocatori a festeggiare con i tifosi a ringraziarli del loro supporto.
 

Ci avrebbe mai sperato?
Prima dell’inizio della stagione avevo sperato che i giocatori potessero provare cosa significa entrare in campo e sentire 5.000 persone che gridano assieme FORZA TREVISO, avrei voluto vedere gli abbracci di amici che si ritrovano in tribuna uniti dalla stessa passione, avrei voluto vedere tanti ragazzini esaltarsi per le azioni di gioco e ad occhi aperti sognare di essere loro, un giorno, a calcare quel magico parquet, sentire il proprio nome scandito dal pubblico festante.
Ecco, venerdi  è successo proprio questo e forse ancora di più e questo è la sola ragione per cui Universo Treviso Basket e› nato . Quello che succederà› sportivamente da qui alla fine dell›anno conta ma conta di più aver riacceso la passione di tutti.
 

Avete fatto molto!
Non abbiamo fatto nulla, in realtà pur avendo fatto tantissimo, non siamo arrivati a nulla, pur avendo fatto tantissima strada, ma continueremo a fare e a proseguire il nostro  percorso solo se resteremo con lo stesso atteggiamento, con lo stesso coinvolgimento del primo giorno. Abbiamo bisogno della stessa «fame», dello stesso orgoglio, della stessa abnegazione che abbiamo avuto sin dal primo giorno o in un attimo vedremo svanire quanto di buono fatto finora.
Dobbiamo continuare a lavorare duramente, ma con lo stesso sorriso sulle labbra perché certi che avremo sempre fatto il massimo che potevamo fare e con il massimo impegno. Dobbiamo continuare a sognare, ma al tempo stesso ad agire e a giudicare con la razionalità necessaria.
 

Il suo entusiasmo è travolgente...
Resta la gioia, quella sì, di aver visto tutti quei sorrisi al palazzetto, resta la gioia di questa atmosfera chiassosa in una tribuna piena di gente di ogni eta’, resta la gioia di questa magica complicità in cui i ruoli a volte si sovvertono, dove per magia sembra che a giocare ci vada il Mitico Presidente Ramanzini e Powell si sieda al suo posto in tribuna, resta la gioia di vedere decine di ragazzini giocare e scherzare con i giocatori a fine partita, resta la gioia di  sentire che l’unico pronome usato e’ la prima persona plurale - NOI - perché noi ci siamo e siamo tanti.
 

Cosa vorrebbe, cosa serve, per il futuro di Treviso Basket?
Non abbiamo e non facciamo proclami ci siamo solo ripromessi di impegnarci al massimo chiedendo al contempo l’aiuto di tutti, ma sono fiducioso, molto fiducioso e nel frattempo siate certi e tranquilli che stiamo lavorando per costruire la base necessaria per trasformare Treviso Basket da un’avventura quale è stata fin’ora in una società strutturata pronta per il salto di qualità. Ci serve una mano, lo so e lo sapete tutti voi e soprattutto ci serve sapere che ci siete TUTTI e sempre più numerosi e appassionati. Si poteva fare di più in questi due anni, forse si, si poteva fare meglio, sicuramente si; qualcuno dice che chi non fa non sbaglia mai, ma per il mio modo di pensare invece chi non fa compie l’errore più grosso. La sola certezza è che quanto fatto e’ frutto dell’impegno al 120% di tutti quelli che mi circondano, di uno spirito di squadra acuito e stimolato proprio dalle difficoltà, da un desiderio di fare uguale alla passione che ci spinge.
 

Ringraziamenti?
Vanno sempre ricordati tutti coloro che ogni domenica vengono a vivere le emozioni che il palazzo regala; vanno ringraziati i fioi dea sud e gli altri club che via via si sono formati unici per passione e generosità  , vanno ringraziati quelli che dal primo giorno ci hanno seguiti anche se eravamo in Promozione, vanno ringraziati anche quelli che giorno dopo giorno si stanno avvicinando a noi e quelli che lo faranno nelle prossime partite. Leggere di ragazzi che si fanno 2600 km in 48 ore per venire a tifare Treviso a Reggio Calabria passando due notti in macchina per tornare direttamente al lavoro lascia senza parole e al tempo stesso responsabilizza e galvanizza tutti noi nel continuare questa meravigliosa storia di sport passione amicizia.
 

Un’ultima domanda, Vazzoler: Lei è un manager d’industria. Quanto ha influito questa sua esperienza nella scelta di far rivivere il Basket a Treviso?
La scelta di cominciare questa avventura non è certamente stata frutto di una ponderata e razionale analisi della situazione e prospettica valutazione degli scenari potenziali quanto piuttosto di una decisione presa di stomaco lasciando che a guidare fosse il cuore prima ancora che il cervello, ma anche in questo caso senza nessun rammarico o pentimento.
è stato importante essere un gruppo coeso, legato dagli stessi ideali e dallo stesso spirito. Utopici? Forse. Idealisti? Forse anche. Sognatori? Sicuramente si.
Orgogliosi? Un pò. Fieri? Speriamo di esserlo giorno per giorno sempre di più.







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